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Strategie competitive nel settore moda: intervista a Daniele Leone

Abbiamo intervistato il docente Daniele Leone, PhD e Professore Associato presso l’Università degli Studi di Napoli Parthenope, esperto in gestione del cambiamento tecnologico, modelli di business sostenibili e marketing della moda. Gli abbiamo chiesto di raccontarci quali sono le strategie competitive più rilevanti nel settore moda e come questi concetti vengono trasmessi agli studenti universitari.

Quali sono le strategie competitive più rilevanti nel settore moda e come vengono insegnate agli studenti?

Da sempre, il settore moda ha assunto dimensioni sempre maggiori, andando a costituire un contesto competitivo incredibilmente complesso, sia dal punto di vista tecnologico ed economico che in termini di innovazione, creatività e contenuto stilistico. Così, le imprese che scelgano di operare nell’industria della moda sono ormai chiamate a confrontarsi con un ambiente articolato, in cui raggiungere una posizione di superiorità strategica non può prescindere da un’accurata pianificazione strategica ad ogni livello dell’impresa. In questo senso, la strategia del co-branding, tramite la quale si crea una collaborazione fra imprese operanti nel settore di lusso e aziende tipicamente low cost è quella più diffusa. Agli studenti sono presentate le relative applicazioni al contesto della fashion industry, osservando in che modo le caratteristiche del sistema moda influiscano sui processi del marketing anche nell’ambito del fast fashion.

Come guida gli studenti nell’analisi del macro-ambiente e nella comprensione del contesto competitivo?

Gli studenti sono guidati attraverso l’analisi del modello PESTEL, una particolare metodologia di analisi del contesto che prende in considerazione i macrofattori provenienti dal macroambiente che possono influenzare l’andamento dell’azienda. Si chiama in questo modo proprio per i fattori da essa valutati: l’acronimo PESTEL è composto, infatti, dalle iniziali di “Political” (fattori politici), “Economical” (fattori economici), “Social” (fattori sociali), “Technological” (fattori tecnologici), “Environmental” (fattori ambientali) e “Legal” (fattori legali). In alcuni casi è chiamata anche analisi PESTLE, a causa dell’inversione dell’ordine degli ultimi due fattori. Successivamente, viene presentato il micro-ambiente inteso come ambiente competitivo, luogo all’interno del quale agiscono diverse forze concorrenziali (modello della concorrenza allargata di Porter) in diverse ASA (Aree strategiche di affari), queste ultime studiate a causa della complessificazione del concetto di settore.

In che modo rende accessibili concetti complessi come il “risk-based thinking” all’interno delle sue lezioni?

La traduzione più comune è “Approccio basato sul rischio” anche se letteralmente suonerebbe più come “Pensiero basato sul rischio”, dove è importantissimo specificare subito che “risk” in inglese non ha un’accezione negativa come in Italiano bensì andrebbe tradotto come rischio/opportunità. Quindi “Approccio basato su rischi e opportunità” possiamo considerarla una traduzione efficace ed accessibile per gli studenti.

Quali sono gli elementi strategici fondamentali per le aziende di pelletteria, abbigliamento e fashion design nel contesto di sostenibilità e innovazione?

Sicuramente l’elemento strategico dell’economia circolare rappresenta l’arma vincente per le aziende che operano nell’ambito della pelletteria, abbigliamento o fashion design. L’economia circolare ormai rappresenta un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile.

Sulle strategie competitive nel settore moda: cosa devono sapere oggi aziende e studenti?

L’intervista al Prof. Daniele Leone mette in luce come le strategie competitive nel settore moda non si limitino a questioni estetiche o creative, ma integrino aspetti economici, tecnologici, sociali e ambientali, fondamentali per mantenere la competitività in un mercato in rapido cambiamento. Strumenti come l’analisi PESTEL, il concetto di risk-based thinking, il modello di co-branding e l’adozione dell’economia circolare sono oggi indispensabili per chi opera nella fashion industry. Grazie a un approccio didattico che combina teoria e casi pratici, gli studenti sono preparati ad affrontare le sfide del settore con una visione completa e aggiornata, rendendoli pronti a diventare protagonisti di un mercato globale sempre più orientato verso la sostenibilità e l’innovazione.